BENIGNI, Corrado, II

coverviandanteCorrado Benigni

Ferma nelle mani l’attimo della luce

Nel titolo della prima raccolta di Corrado Benigni, Alfabeto di cenere, sono racchiusi molti dei temi della sua poesia, che rappresenta – o insegue – la vita in un continuo passaggio dall’oscurità alla luce che ritorna, come entrando e uscendo da una serie di gallerie al cui imbocco si apre la strada del cambiamento, alla cui uscita si rivela quanto nel buio è stato inconsciamente percepito. Scrivere è bruciare il reale, dargli fuoco, far sì che s’illumini da sé. È scavare la parola dalle ceneri del dolore, da quanto è stato risparmiato nell’incendio, è inoltrarsi senza paura in cioò che è inerte, ovvero, che soltanto sembra, per ritrovarvi la scintilla della vita. La poesia germina e cresce nel silenzio, un “silenzio che oscilla nella carne”, “silenzio che risalità le voci”. Ed è la notte a guidarci “sulle tracce di nessun luogo / dove braccia si gettano / nella miriade dell’inizio”.

Anche nel buio persiste una “forza che tende i passi” una speranza che “ci divora”, alimentando il “fuoco di un’attesa” perché “è nostra la nudità di chi spera”.

Buio e luce, disperazione e speranza, solitudine e ricerca si alternano in questi versi, tessendo la trama di un discorso che procede per chiaroscuri e improvvisamente s’illumina di una luce che strappa, che esplode, così come la scrittura muove dalla cenere per dar fuoco alle parole, affinché ardendo illuminino il silenzio.

Nell’inedito “Giustizia”, la voce di Benigni cambia modulazione, si fa più diretta, più dura, per trattare un tema insidioso e sfaccettato con grande lucidità e fermezza. Suggestioni già incontrate in Alfabeto di cenere e nei successivi inediti s’intrecciano con le nuove tematiche – come in questi potenti versi – a dire come dalla cenere del senso di colpa nasca l’incendio della vendetta contro se stessi che divora l’altro: “Nel cuore ferito si annida / il bisogno di ferire gli altri, / perché non si può riparare / una voce spezzata, ripristinare / il repiro della distanza, / il bianco della domanda. Allora incendia / incendia il fuoco che riconduce alla polvere”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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