Daniele Gorret, “Letteratura addio”, Edizioni L’Obliquo 2010

letteratura_addio

Daniele Gorret
Letteratura addio
Edizioni L’Obliquo 2010
Collana Polaroid 46
17 x 12 cm, 
53 pp.
ISBN 9788888845845

Da Librai

[…]

Oggi, sessantenne, qui, a guardare lo splendido “progresso” fatto in quarant’anni dalle librerie delle città d’Italia, un brivido mi percorre sulla pelle: per i grossi librai, più non ci sono i “grandi” ma solo i “grossi” autori: ammucchiati a decine sui banconi, accatastati in depositi e vetrine, gli stessi nomi ormai da tre decenni, e se uno nuovo s’affaccia che vuol fare il bestsellerista per i prossimi trent’anni, gli fanno spazio con foto gigantesca che ben ritragga quanto è bello (o bella): un nuovo autore che non sia sfigato, dev’esser bello, così dice Mercato. (E che foto non sia foto qualunque, ma ritragga il neogenio in pose strane: che beve un drink o spunta da un triclinio o invece mostra lingua o si accarezza; e se è una donna, che mostri un po’ le gambe e, se proprio non può, che celi e mostri: i fotografi d’oggi sanno tutto questo). I librai, si sa, sono obbedienti: per leggere non leggono più (a cosa serve?), per consigliare basta consultare una qualunque delle hit parade; per il resto oramai la libreria è luogo di self-service: scegli-paghi-e-vai…

[…]

 

 

da Autori

Giovanni Ventitreesimo diceva che se gli umani non s’amano per nulla è perché non si conoscono davvero, vivono in pregiudizi sospettosi, chiusi all’incontro e chiusi a comprensione, ma che se invece  -diceva il Santo Padre-  s’aprissero un pochino gli uni gli altri, si scoprirebbero migliori del previsto, cadrebbero i muridiberlino e le dogane, saprebbero che siamo tutti uguali. A me è successo nel corso della vita qualcosa che smentisce il papa buono, e mi è successo spesso con gli autori. Conobbi testi che lessi con passione, innamorato di forma e personaggi e  -naturale-  mi nacque il desiderio di conoscerne poi i padri-autori. E qualche volta, per caso o per destino, li conobbi davvero in carnedossa: sì, che fosse incontro in libreria o referenza da parte d’un amico, conobbi i miei eroi in carnedossa e fu  -nel giro di qualche mese o qualche istante-  delusione che cuoce cuore e mente: io li pensavo generosi acuti intelligenti e li trovai egotisti spocchiosi maldicenti chiusi in se stessi sé-autopromoventi…Tanto che poi, più tardi, quando vidi tanti di loro disposti ai trasformismi, più bravi in questo di Zelig e di Brachetti, non mi stupii più molto: chi è capace d’autogonfiarsi e insieme autoabbassarsi, sarà capace d’ogni tradimento, e da Letteratura trapassare a Sconcio senzafreno pel successo. E vidi autori nati in avanguardia, in neo, in super, in superneoavanguardia, padri di proclamini e manifesti, un po’ Lacan un po’ Nouveau Roman, passare nel giro d’un decennio ad infedeles, ed oggi scrivono meglio di Guareschi, di Liala, Lucio D’Ambra ed Invernizio. E ciò m’insegni per sempre a diffidare di gruppi di congreghe e di camorre e, più che mai, di Moda s.p.a. socia di Mercato, come ben si sa.

E in tanti, capendo che tivù è al moderno autore ciò che acqua è al pesce che vuol restare in vita, corrono fremebondi alle tivù, nuotano lì o imparano a nuotare: oh squali da talk-show, oh reality-fish, oh pescetigre, il fin d’autore ormai è maraviglia e chi non sa maravigliar vada alla striglia.

[…]

da Recensori, Premiatori ed altri Gazzettieri

Però, perché l’installato Sistema ruoti bene, non basta l’adesione editoriale: altra è la complicità che vien richiesta. Quando il libro esce dalla Casa, è un bimbo solo e porti pure il nome del più grosso editore del paese (e del più certo bestsellerista sulla piazza), ancora sarebbe dubbio il suo destino non ci fossero, scattanti sull’attenti, i meccanismi agili-contorti che l’impongano signore del Mercato. E’ questo il mondo (nero, complicato, propenso all’inciucio ed al baratto, un poco oscuro un po’ strailluminato) che  -con vocabolo alto e forse atto più al démos d’Atene e non a noi-  si chiama “critico” ovvero giudicante (dal greco “krìno”: giudico, separo).

Mansione di costoro è confermare che a noi viventi oggi qui è toccato il migliore dei possibili mondi letterari: talmente articolato ed eccellente che ad esso nulla scappa o può scappare: tutto il meglio è sempre pubblicato, ed il ciarpame non considerato. Errori come ai tempi di Proust e di Campana? o a quelli più vicini di Morselli?  Impossibile, con editori così moderni numerosi e vari! Ciascuno troverà la propria strada…

Tutt’attorno a costoro giudicanti, la fitta schiera dei compilatori, dei sondaggisti, degli intervistanti: ogni autore che renda, è presto divo: Letteratura  -come le elezioni o le partite di football o il love dei vip- dev’essere spremuta sui giornali, lanciata in rete, sparata alle tivù. Guai se qualcuno di costoro azzarda solo punta di dubbio, nonconcorde krìno: la vittoria del Quanto è dogma sacro, desiderato effetto da che Krazìa di Démos c’è. D’altronde, come si potrebbe  -in regime quantocratico-  stroncare un libro che ha reso un milione di copie all’editore, un milione di copie al proprio autore? Vorrebbe dire lampantemente dimostrare d’essere antidémos, antipopolare, di ritenere cretina una tal massa d’acquirenti-lettori-ammiratori. Mettersi contro un milione d’individui, sarebbe questo il massimo dei mali nella regnante Massocrazia globale. Peggio, mettersi contro un vincitore ( e difendere magari qualcheduno che vende  con fatica mille copie), ah, questo sì, sarebbe andare contro l’Etica forte vera dominante del nostro Tempo bello, ipermoderno. Sarebbe come per un candidato mettersi contro milioni d’elettori, ché, tra l’altro, lettori ed elettori son gli stessi, uguali i loro gusti, convinci gli uni hai già convinto gli altri: chi elegge i berlusconi, so che libri legge…

Che importanza avrà, in Massocrazia, se in questo modo ammazzi la Poesia, se letteraturicidio si consuma davanti a noi felici cittadini, beati di comprare ed ammirare, gonfi di merci, tre libri a compleanno, tre libri ogni Natale?  Nessuna, è ovvio; nessuna di sicuro.

Sottoprodotto di questo clima bello sono i premi letterari nazionali: lo straffotère dei tanti recensori risponde a quello dei tanti premiatori (spesso gli stessi fungono i due ruoli): “se premio te tu poi mi recensisci” oppure (inverso): “ti stronco netto se il premio non lo dai all’amico mio” : mafia italiana già bella precotta.

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